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il mio eroe

giugno 21, 2008

il mio eroe non lo conosco, o meglio non ne conosco il nome e probabilmente non lo riconoscerei se lo vedessi adesso.

L’ho incontrato quando avevo poco più di 8 anni, e per quello che mi riguarda mi ha salvato la vita, è un eroe; a rigor di logica non mi ha propriamente salvato la vita, ma provate voi a rivedere questo fatto con gli occhi di un bambino e poi se ne riparla.

Era estate e con un gruppo di amici di famiglia ci siamo recati a Porto Venere con la barca che parte da Viareggio; giunti là i genitori hanno lasciato me e gli altri piccoli, mia sorella minore ed i figli delle altre famiglie, ai due ragazzi più grandi perché ci tenessero d’occhio mentre facevamo il bagno intanto loro andavano a fare una piccola passeggiata, per cercare un posto dove sedersi.

Noi abbiamo iniziato a fare i tuffi da una banchina a turno, senza allontanarci e sotto gli occhi vigili dei ragazzi più grandi, 15-16 anni al massimo, ma per noi bambini quasi dei vecchi.

Dopo una serie di tuffi io sono uscito dall’acqua con il piede sanguinante, non mi ero accorto di nulla, se non forse un leggero graffio, ma non mi ero fatto male per nulla; però alla vista del sangue ho iniziato a piangere come un ossesso ed ragazzi grandi sono entrati un po’ in crisi; io piangevo inconsolabile e chiamavo gridando mia madre, lei però si era allontanata con gli altri e non riusciva a sentirmi ed io mi disperavo sempre di più,uno dei ragazzi è andato a cercarli ma ciò non mi rassicurava affatto; ed è allora che come nei film è giunto in m io soccorso l’eroe, un signore grande per me, ma che non doveva avere più della mia attuale età, che mi ha sollevato in braccio e mi ha portato al pronto soccorso accompagnato da uno dei miei amici grandi mentre gli altri restavano con i piccoli;

mentre questo angelo salvatore mi portava al pronto soccorso per tranquillizzarmi mi ha regalato il suo cappello bianco ed io magicamente mi sono tranquillizzato;

di lì a poco è giunta anche mia madre e il mio eroe si dileguato senza lasciarsi nemmeno ringraziare da me,(non dubito che l’abbia ringraziato mio padre, io ora avevo bisogno della mamma) lasciandomi però il suo cappello bianco che ho conservato a lungo come reliquia finché non è stato perso, forse da me forse da mia sorella, ma il ricordo del mio salvatore resterà indelebile dentro di me(almeno finché la mia memoria durerà) approfitto di questo spazio per ringraziarlo chissà se mai il caso voglia che venga a saperlo…

antenati degli inni moderni

giugno 16, 2008

quando ero al Liceo, passavo il tempo divertendomi a creare “inni alla demenza umana” ovvero mi facevo dare dai miei compagni un tot di parole e ci creavo una storia in rima

ne ho trovato uno e voglio condividerlo con voi, in modo che capiate che non sono impazzito di recente, ma da sempre ;)

 

stare

luna

senza

solo

dormire

treno

ritardo

ravanelli

biglietto

abbonamento

nuotare

andare

voglia

lotta

puzzo

porco

orologio

penna

giorno

notte

vita

nove

dentro

lento

Marsiglia

bastardo

restare

fa

 

 

non volendo più li stare

Fabrizio decise di scappare

prese un razzo per la luna

per cercar laggiù fortuna

ma di soldi era senza

e disse “vabbuò” pazienza

voglio però restar solo

me ne vado giù sol molo

là me starò a dormire

finché non potrò partire

poi preferì prendere il treno

per raggiungere il Fiume Reno

il treno era in ritardo

per un destino porco bastardo

ma che sfiga ha Ravanelli

perde il treno per Vercelli

il controllore gli chiede il biglietto

e lui con fare assai sospetto

“sto cercando l’abbonamento”

mentì sgomento

“spero tanto tu sappia nuotare”

disse il controllore gettandolo a mare

dall’acqua di corsa se ne dovette andare

perché di motoscafi c’eran le gare

di vederle non aveva voglia

e perciò varcò la soglia

per andar a veder la lotta

ma subito prese una botta

“non sopporto il tuo puzzo”

gli disse un vecchio buzzo

“è un destino bastardo porco

la via d’uscita adesso inforco”

Disse guardando l’orologio

ed uscendo mogio mogio

“ehi ma tu sei bianca penna”

disse un barbone della Senna

sì ma adesso è ormai giorno

ed a Marsiglia io ritorno

“se non passi qui la notte

io ti do un sacco di botte”

disse il barbone dalla lunga vita

“e ti strappo pur le dita”

“ma mi aspettano alle nove”

adesso vado in piazza Giove

un palo nel culo ben dentro

il barbone gli ficcò  gridando “centro”

Ravanelli lento lento

col morale ormai spento

mentre andava verso Marsiglia

fu rinchiuso nella bastiglia

“è un destino porco bastardo”

si rivolse al buon riccardo

“io qui non ci posso restare

ho paura mi faccian lavare”

“c’è un detto al mio paese che fa

anche in prigione l’uomo ha da puzzà

 e anche per questa settimana

ho fatto un inno alla demenza umana

 

PS avevo dieci minuti per finire tutto

 

perché non fanno più telefilm come questo?

maggio 31, 2008

sono un nostalgico

maggio 29, 2008

preferisco i vecchi album di Ligabue alle sue nuove creazioni

altra storia

il suo dovere l’ha fatto

maggio 13, 2008

ho quella maglietta da 18 anni, forse è il caso di buttarla visto che ha più buchi che stoffa


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